Il vino abruzzese nell’ultimo decennio ha ottenuto consensi internazionali di mercato e di critica. I vitigni autoctoni più importanti sono senz’altro il Montepulciano e il Trebbiano abruzzese, ma più di recente, anche altre varietà minori (Passerina, Pecorino, Cococciola). Il Montepulciano, di cui si hanno notizie certe della sua presenza in Abruzzo sin dalla metà del ’700, è oggi considerato uno dei grandi vitigni autoctoni a bacca rossa d’Italia e costituisce la base del Montepulciano d’Abruzzo Doc (che conta anche la tipologia Cerasuolo), mentre gli altri due vini a denominazione di riferimento regionale sono il bianco Trebbiano d’Abruzzo ed il Controguerra. Il nuovo disciplinare di produzione, in vigore dalla vendemmia 2006, ha riconosciuto altre due sottodenominazioni, “Terre di Casauria” e “Terre dei Vestini”, entrambe prodotte nel nostro territorio. Differenze territoriali a parte, sia per il Montepulciano d’Abruzzo sia per il Trebbiano d’Abruzzo è possibile individuare alcune caratteristiche comuni. Il Montepulciano d’Abruzzo rosso si evidenzia per duttilità che lo fa apprezzare già a otto-dieci mesi dalla vendemmia ma che gli consente di assumere complessità nel tempo grazie alla sua grande attitudine all’invecchiamento, in molti casi anche oltre dieci anni. Conserva integra l’intensità di colore, che va dal rubino al granato, i profumi che ricordano la marasca e i piccoli frutti neri, accompagnati da note leggere di spezie e il gusto deciso, lievemente tannico se bevuto giovane, invece avvolgente, vellutato con un finale che richiama la liquirizia ed il cioccolato se invecchiato. Il Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo prende il nome dal colore rosa ciliegia che si ottiene dalla breve macerazione a freddo che non supera mai l’arco di una notte; è un vino fresco dai profumi di frutta rossa, particolarmente apprezzato per la sua piacevolezza e la sua buona bevibilità. Un vitigno minore, riscoperto da poco, è infine il Moscato di Castiglione a Casauria.